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Il mondo ammalato

14 Ago

Una volta all’areoporto di Charles de Gaulle, Parigi, uno di quegli areoporti che occupano un intero quartiere, uno di quelli dove potresti girare per giorni bevendo soltanto Starbucks in mille Starbucks diversi e comprando solo souvenire, mi si avvicinò un uomo; gli occhi a mezz’asta iniettati di sangue per il jetlag e il passo pesante di chi non dorme da giorni e cominciò a chiedermi in una lingua tipo inglese se avevo visto delle guardie in giro, un posto di polizia. A quanto capì era stato derubato e sembrava che sul serio fosse sfinito anche moralmente, di quelli che non si aspettano più nulla dalla vita, tantomeno se ti trovi in un posto pieno di Starbucks. Oggi mi sento un pò come quell’uomo fradicio di sonno a Charles de Gaulle; non per me o per la mia vita, ma per la nostra. Stamattina mi sono imbattuto in un quotidiano senza volerlo (ho quasi smesso di leggere quotidiani e le mie nozioni di cronaca e politica si limitano a quello che sento nelle caffetterie la mattina o quello che leggo on line) e non mi è piaciuto imbattermi in quel quotidiano. Cè qualcosa di strano nel mondo, cè qualcosa di diabolico nelle persone. Non sto a dirvi quale notizia in particolare mi ha spinto a scrivere su questo Blog che tenevo a lasciare muto fino a settembre. Magari lo immaginate; ma il mondo è ammalato, come la gente, ci sono troppi pazzi in giro, troppa gente che di botto TAC!! Smette di ragionare… Non mi piace questo mondo, non mi piacciono i quotidiani, uno dei motivi per cui smisi di leggerli è stata la fotografia di un gruppo di ragazzi che mostravano il corpo di un cane a cui avevano appena strappato la testa e tolto accuratamente la pelle. Mi ha fatto schifo questo mondo, ci vuole coraggio a chiamarlo mondo… Come quel tipo sgualcito all’areoporto…chissá cosa ne è di lui, ma avevamo qualcosa in comune quel giorno in cui ci siamo incontrati; eravamo entrambi scontenti di questo mondo e stanchi, tanto stanchi…non so perché condivido con Voi questo pensiero, mi piace l’idea che restasse qui questo mio pensiero, non altrove e tentomeno nella mia testa. D’altronde si scrive anche per questo no? Per allontanarsi, per sorseggiare mentalmente un cappuccino bollente di Starbucks mentre cammino tranquillo in attesa del mio volo al Terminal 3 di Charles de Gaulle.

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