Tag Archives: viaggi

Il mondo ammalato

14 Ago

Una volta all’areoporto di Charles de Gaulle, Parigi, uno di quegli areoporti che occupano un intero quartiere, uno di quelli dove potresti girare per giorni bevendo soltanto Starbucks in mille Starbucks diversi e comprando solo souvenire, mi si avvicinò un uomo; gli occhi a mezz’asta iniettati di sangue per il jetlag e il passo pesante di chi non dorme da giorni e cominciò a chiedermi in una lingua tipo inglese se avevo visto delle guardie in giro, un posto di polizia. A quanto capì era stato derubato e sembrava che sul serio fosse sfinito anche moralmente, di quelli che non si aspettano più nulla dalla vita, tantomeno se ti trovi in un posto pieno di Starbucks. Oggi mi sento un pò come quell’uomo fradicio di sonno a Charles de Gaulle; non per me o per la mia vita, ma per la nostra. Stamattina mi sono imbattuto in un quotidiano senza volerlo (ho quasi smesso di leggere quotidiani e le mie nozioni di cronaca e politica si limitano a quello che sento nelle caffetterie la mattina o quello che leggo on line) e non mi è piaciuto imbattermi in quel quotidiano. Cè qualcosa di strano nel mondo, cè qualcosa di diabolico nelle persone. Non sto a dirvi quale notizia in particolare mi ha spinto a scrivere su questo Blog che tenevo a lasciare muto fino a settembre. Magari lo immaginate; ma il mondo è ammalato, come la gente, ci sono troppi pazzi in giro, troppa gente che di botto TAC!! Smette di ragionare… Non mi piace questo mondo, non mi piacciono i quotidiani, uno dei motivi per cui smisi di leggerli è stata la fotografia di un gruppo di ragazzi che mostravano il corpo di un cane a cui avevano appena strappato la testa e tolto accuratamente la pelle. Mi ha fatto schifo questo mondo, ci vuole coraggio a chiamarlo mondo… Come quel tipo sgualcito all’areoporto…chissá cosa ne è di lui, ma avevamo qualcosa in comune quel giorno in cui ci siamo incontrati; eravamo entrambi scontenti di questo mondo e stanchi, tanto stanchi…non so perché condivido con Voi questo pensiero, mi piace l’idea che restasse qui questo mio pensiero, non altrove e tentomeno nella mia testa. D’altronde si scrive anche per questo no? Per allontanarsi, per sorseggiare mentalmente un cappuccino bollente di Starbucks mentre cammino tranquillo in attesa del mio volo al Terminal 3 di Charles de Gaulle.

20130814-102231.jpg

Paure e fissazioni in vista dell’estate!! Come andare oltre!

11 Giu

Sembra che sia arrivata l’estate stavolta, l’ultimo acquazzone che fa crollare le temperature è passato e, grazie a Dio, non sentiremo più parlare al meteo delle perturbazioni come se fossero un libro di mitologia!.

Siamo tutti contenti di questa estate che arriva ma c’è un nuovo problema che nasce, come al solito, troviamo sempre qualcosa per non essere mai completamente sereni e felici.come ci vediamo

Non siamo mai felici di Noi stessi e quando arriva l’estate ecco che salta fuori la pancetta sotto la maglia leggera, le cosce grosse, il sedere basso, grande, piccolo, troppo piccolo, troppo mezza via, le smagliature, i capelli, le occhiaie e chi più ne ha più ne metta….arriva la famigerata ‘prova costume’; l’abbiamo sentita dire talmente tante volte in tv che siamo ossessionati “Oddio mio!! La prova costume oddio!! Sarò orrendo!!” vi assicuro che conosco gente che farebbe qualsiasi cosa, dico qualsiasi; ma quando si tratta di togliersi la maglietta in spiaggia ed essere ugualmente felice come prima…sembra impossibile e vi assicuro che sono le stesse persone che in novembre, ubriachi in discoteca, cadono e vomitano davanti a tutti e dappertutto molestando chiunque…quelle sì che sono figure di merda, ma mica ci pensiamo… quando poi arriva la prova costume.

Io lavoro in palestra e su migliaia di persone che sono passate da me, non me ne è capitato nemmeno uno che alla domanda “cosa posso fare per te!?” ti risponde “Vorrei stare bene, uscire da qui e sentirmi meglio con me stesso”. Tutti rispondono robe tipo “devo dimagrire 4 chili e mezzo… devo andare in vacanza con gli amici… devo sposarmi… ho un addio al celibato… devo muovermi, me lo ha detto il dottore… sai, sto uscendo con una!….mi ha lasciato la ragazza perciò…”

Cosa cambia se abbiamo la pancetta…le cosce grandi o piccole o il sedere con le smagliature…cosa cambia se in spiaggia sarò l’unico non ancora abbronzato e senza tartaruga sull’ addome, cosa cambia se cerco di essere sincero? Se sono insicuro non cambierà nulla avere un fisico da modello\a, se mentalmente sono trattenuto e troppo critico con me stesso, non cambierà nulla avere o no le smagliature!.

Il mio corpo è l’unico che ho e non è come la macchina che se qualcosa non va o non mi piace…”bè, tra un paio di anni la cambio”…il nostro corpo è uno solo e soprattutto, è l’unico che abbiamo per attraversare la vita, la nostra vita!

Vedo ogni giorno gente che si ammazza in palestra con davanti agli occhi l’idea di una vita migliore e poi, magari fumano venti sigarette al giorno…questo è esplicativo, i polmoni neri non si vedono, il culo se ce lo hai grosso sì!

Sarebbe così bello se fossimo in grado di accettarci…nemmeno io mi piaccio ma che devo fare, questo sono! E con questo devo arrivare lontano…con o senza prova costume superata.

Tuttavia io lavoro in palestra e oggi voglio darvi un paio di consigli; non per avere una vita migliore ma…per accettarvi prima. Detto questo, eccovi la “scheda magica” per arrivare quantomeno preparati sulle spiagge:

 

Fregatene degli altri; perché tu sei lì? per nasconderti e non essere a tuo agio?? Balle!!!!!

Rilassati appena puoi e gusta ogni momento pensando a cosa faresti in quel momento se fossi a casa e…se fosse tipo febbraio…bleahh!!

Guardati allo specchio e parlati in modo sano! “Però…stai bene abbronzato! Sei proprio un tipo\a interessante! Questa vacanza mi sta ringiovanendo!”

Parla di più!non importa con chi ma parla! Esponiti!

È estate e la maggior parte della gente, posso garantirti che pensa di essere impreparata esattamente come te a tutto questo movimento…sfruttalo a tuo favore! Sii il re della pista!

Non stare troppo allo smartphone…riempiti gli occhi di sole..

 

Credevi che la scheda magica fosse una cosa per sudare in palestra eh?? No, dipende tutto da questi punti e quindi…da te!! Anche il sudare in palestra è inutile se non rispetti e comprendi questi punti.

Vi prego però fatemi un favore, se questa estate troverete uno di quei giornali inutili dove a pagina 35 vi fanno il test per vedere se avete superato la prova costume o no e in copertina vi regalano un pareo…vi prego, lasciatelo lì perché non ve ne deve fregare niente della prova costume!! Comprarlo sarà come non superarla mai, perché vi interessa della prova costume? Basta! Sono cazzate! Sarete belli sorridenti…non preoccupati per le cosce o con la pancia trattenuta in dentro, sarete belli a chiacchierare in palestra con quello accanto a voi sul tappeto….non violacei a fare esercizi sbagliati e arrancando su tutti i macchinari…sarete belli se sarete felici e consapevoli che l’unica cosa veramente reale siete voi e il VOSTRO giudizio su di voi…non quello degli altri, dopotutto siete da ammirare, siete Voi, siete arrivati fino qua…tra mille insidie… pensate alla Vostra di vita, che sarà molto più interessante se riuscirete a viverla! Anche perché….è una sola…proprio come l’estate!

Quanto amo le mie Abitudini…..sapessi….

6 Giu

Ricordo che una volta mi trovai sulle dolomiti…il paesaggio era eccezionale; l’Averau alla mia sinistra, il Becco del Mezzo dì che sembrava cantare al sole che tramontava e laggiù a nord, le Tofane, gigantesche, come un guerriero curvo a riposare, era veramente fantastico, non potevi smettere di guardare; tuttavia, dopo una settimana che ero là…non volsi più lo sguardo al paesaggio. Certo non perché non meritasse o perché fosse brutto tempo o meno bello, mi ero semplicemente abituato a guardarlo e a vederlo… sembra un esempio sciocco ma non lo è poi tanto; succede la stessa cosa a tutti, col tempo; agli innamorati ad esempio, la famosa frase “Dov’è finita la passione di un tempo!?” che rovina drasticamente tante storie che sembrano quasi perfette.

Cosa c’entra questo col post di stasera? C’entra eccome poiché voglio farvi riflettere su una cosa importantissima: l’Ambiente intorno a Noi.

Pensa per un attimo ad un tuo modo di essere che non ti piace e cerca quel qualcosa che può averti fatto diventare tale…lo troverai sicuramente se ci provi seriamente…studia le persone che ti sono vicine…

Molti hanno paure, fissazioni, incertezze, timidezze e ogni giorno che passa si convincono sempre di più di quanto siano sbagliati, ma non è così!! Una volta ero in fila in tabaccheria e una di quelle promoter di sigarette chiese al ragazzo davanti a me se fumasse e se volesse acquistare quella marca che aveva lei in mano; il ragazzo diventò paonazzo e balbettando iniziò a farfugliare frasi scombinate fino a comprare quel pacchetto… Ma come mai è diventato così? Come mai esistono gli animatori dei villaggi e i bambini che si nascondono da loro? Esistono perché sono cresciuti in ambienti così, insicuri, timidi, pudici, pieni di regole, magari gli hanno sempre ripetuto le stesse letali frasi e le stesse energie pesanti che lo hanno plasmato a quel modo…ad essere timido, insicuro. queste cose possono valere per ogni sfumatura della nostra vita…

Quindi!! Ecco come difendersi dall’ambiente in cui siamo cresciuti perché sì! Possiamo cambiarlo e siamo sempre in tempo ad imparare e ad abituarci ad essere migliori.

Prima di tutto, dobbiamo essere coscienti di questo e del fatto che molte cose non accadono perché noi siamo sbagliati, ma perché ci siamo semplicemente abituati ad essere così. Detto ciò, ecco alcuni punti da cui trarre spunto:

  • Scrivete su un foglio alcune parole in grande e con i colori che ci suscita quella parola, ad esempio se sono timido scriverò in grande tra le altre “SICUREZZA”. Abbiamo l’accortezza di posizionare queste scritte nei luoghi dove stiamo più spesso in modo da sapere che ci sono ma da non vederle…insomma, tenetele sotto gli occhi senza realmente guardarle.
  • Utilizzare una comunicazione POSITIVA…vedi post precedenti….Sempre!
  • Mettiamo come sfondo del desktop qualcosa che ci susciti allegria…colori brillanti, colori di amicizia tipo l’Arancio, il giallo, il blu!! La “libertà” del blu! Che bellezza.
  • Visualizziamo con la mente alcune delle situazioni che ci creerebbero imbarazzo e\o paura e vinciamole…sempre con la mente, magari prima di dormire, per gli insonni…o magari meditando qualche minuto.

Detto ciò, non so se conoscete la storia della rana bollita… racconta brevemente del fatto che se io metto una rana in una pentola d’acqua e accendo il fuoco, la rana non si accorgerà che l’acqua sta bollendo e morirà lì…immobile…rana

Se invece facciamo bollire l’acqua e ci gettiamo una rana dentro…questa…salterà fuori non appena tocca l’acqua…

Lascio a Voi le vostre conclusioni sull’ “abituarsi”….

A presto amici miei!

Caro inconscio…cosa mi combini…

23 Mag

Quando nessuno vi ascolta, avete mai provato a smettere di parlare?? Ricordo che la mia maestra lo faceva spesso a scuola, ed io, che ovviamente stavo pensando ad altro o chiacchieravo col compagno di banco, mi accorgevo che c’era lei solamente quando smetteva di parlare; mi voltavo, la vedevo che mi osservava, si guardava intorno con aria indispettita dopodiché ripartiva ed io la stavo ad ascoltare…anche voi facevate queste figure di merda vero??

Eh sì, molte volte, non ci facciamo caso a questo ma è una grande verità; i silenzi…i silenzi per comunicare.

E non solo per comunicare con gli altri, ma anche con noi stessi, meditare, ascoltarsi, quante cose si perdono nella frenesia della vita e sugli schermi degli smartphone. Un po’ come un manager che andò in vacanza in tenda in campeggio e scoprì quanto potevano essere verdi certi alberi, con quelle fronde che contrastano il blu, vivo, del cielo e quante stelle, veramente, si potevano vedere da lì.

Oltre che il silenzio, è importante parlare con noi stessi in un certo modo, imparare a visualizzare ciò che desideriamo e ciò che vogliamo davvero, il momento della vittoria; viverlo, giorno per giorno nella nostra mente.

Molte di quelle persone “negative” di cui parlavo nel post precedente queste cose non le fanno mai.

Ad esempio è facile che tanti si parlino tipo così: “Se solo potessi…. Se avessi….Non sarà certo facile….Difficile credere che prima o poi….Non ho abbastanza tempo….Non conosco nessuno….Non capisco il perché…”  o sbaglio? Parlare così a noi stessi è una cosa a dir poco letale!

Il nostro inconscio è una macchina perfetta, un compagno invisibile che percepisce tutto quello che vediamo, sentiamo, o ci passa solamente accanto o nel pensiero. Può essere il nostro peggiore o migliore amico. Pensate che nelle nostre decisioni di tutti i giorni, l’ inconscio ha il 95% di probabilità di indirizzare o modificare la nostra scelta secondo quello che vuole lui.

I signori della pubblicità sanno molto bene queste cose e così anche io, al supermercato a volte, senza sapere nemmeno il perché, arrivo in cassa e butto sul nastro tre o quattro kinder bueno (io al cioccolato bianco)…

Eh già, l’inconscio registra ogni cosa e contenti o no, dobbiamo sottostare a lui per la maggior parte del tempo.

Detto ciò, devo imparare a comunicarmi cose positive, basta con i NON, i CONDIZIONALI ecc….VOGLIO! POSSO! FACCIO! Questo è parlare!!

In parole povere se alla mattina ci svegliamo e diciamo “Uff…che fiacchezza” dopo pochi minuti ci bruciamo col caffè e diciamo “AHI!! Che scemo!!” e dopo poco ancora non troviamo parcheggio al lavoro e diciamo “Che sfiga!!” ecco che ho appena dato al mio inconscio istruzioni ben precise sulla giornata; lui chiede “Che faccio oggi capo?” e tu rispondi “oggi fammi stanco, scemo e sfigato”…detto fatto! E dopo pochi minuti da aver lasciato qualche isola deserta in un sogno, siamo già stanchissimi, scemi e sfigati…ma perché???!!.

E’ arduo dire che l’inconscio si incarica di realizzare nella nostra vita ciò che temiamo o ciò che vogliamo, ma lo fa! E lo fa in base alla programmazione che gli inviamo un giorno dopo l’altro attraverso i pensieri e le parole.

Cerchiamo per almeno una settimana di parlarci come si deve, dopotutto, siamo Noi stessi e visto che dovremo stare insieme a Noi stessi per un bel po’, tanto vale cercare di andare d’accordo no??! come si dice…se non puoi batterlo, fattelo amico!

Alla prossima….olaaaaa!!!!!!!

 

L’Uomo delle nebbie

24 Mar

E lo so che poi non ci si accontenta mai,della vita, delle strade, dei sorrisi che fai e che vedi.
E farò una valigia e ci metterò dentro alcune canzoni, un ricordo e un profumo che quando voglio mi riporterà indietro, mi riportera chissa dove
E lancerò un sasso in mare per vedere se i pesci se la prendono a male o quel pescatore laggiù, col cappello calcato sugli occhi e quella mezza poseidonia tra i denti che non sembra mai contento di niente.
Mi guarda male mentre passo, io sono uno straniero e lui non conosce stranieri, conosce solo amici suoi.
E mi scatterai una foto proprio mentre  passa dietro di me quella barca dalla bocca del porto, con quel bambino che mi guarda dall’alto del pescaggio e non mi invidia; lo so perchè l’invidia e a senso unico; roba che se tu invidi lui lui non puo invidiare te, almeno spesso è cosi, deve essere così, anche se ora sorrido, a malapena, in quella foto.
E svuoterò una valigia e metterò tutto nei cassetti, in ordine per non ricordare, in ordine per fare una valigia in fretta e quando voglio, in ordine per andare lontano, per andare chissa dove.
Amico mio siamo strani non ti accorgi che siamo gli unici a sorridere?                                                                                                                                 Amico mio non ti accorgi che siamo i soli a piangere?

E credo sia vero che alcuni posti d’oltremare sembrano lontani solamente perchè non sei mai partito
E non saprei contare ormai i tramonti che ho visto da qassù, non male per un uomo delle nebbie; mi sa però che anche stavolta il sole è più veloce di me, che non l’ho gustato del tutto fino in fondo, che non voglio mai che sparisca.
E per essere incazzati c’è sempre tempo, sono quelle risate che fanno male alla schiena quelle per cui il tempo non basta mai; un pó come l’invidia, se tu invidi lui lui non invidia te, almeno spesso è così, deve essere così, deve essere per forza così accidenti.

Un vecchio paese

27 Ago

Quel vecchio cane ronfava come le mie orecchie non avevano mai sentito in nessun luogo e da nessuna persona, poi il vecchio cane era davvero piccolino; arrivava col garrese al ginocchio di un uomo, lungo poco di meno di un paio di avambracci e l’aria triste e vecchia.

Un suono del genere da un cagnetto così piccolo, certo non si smette mai di imparare.

Se ne stava verso sera, dando le spalle al maestrale, sotto una piccola vite di malvasia intrecciata come fosse il tetto di una verandina; sdraiato composto ai piedi dell’aia dell’ingresso di quella angusta cantina che dava sulla strada.

Era un bastardino bianco con qualche pezza color sabbia, pelo medio, sicuramente la madre o il padre avevano avuto qualcosa a che fare con qualche cane da caccia per metterlo al mondo.

Orecchie basse e piuttosto lunghe, stop sul muso non tanto pronunciato, sulle gambe aveva qualche segno di ferita; era uno di strada del resto.

Il suo padrone non era vero che gli assomigliava, come si sente spesso dire che il padrone assomiglia al cane. Lui non era troppo vecchio, almeno non troppo vecchio per bersi un buon bicchiere di Cannonau in qualche cantina fresca, a porte chiuse, lasciando fuori la calura del sole e delle pietre del piccolissimo paese affacciato al mare dell’ovest.

Non portava mai la maglietta addosso e ogni tanto, socchiudeva la porta della cantina, di fronte alla sua verandina, metteva fuori la faccia ispida e brizzolata e controllava il vecchio cane pezzato.

Al mattino presto chiacchierava con lui, lo caricava in macchina, faceva il giro della costa, si fermava, buttava un occhio alla vallata della Planargia che dà sul mare; aveva un occhio lungo, un occhio rassegnato; rientrava a casa e tornava a  chiacchierare  col cane.

La notte, con le mani sui fianchi e il piede su un sasso, vegliava il suo vecchio compagno salato dal maestrale.

Certe vite, a volte, mi ricordano la storia di quel tizio che ha passato la vita a vegliare la sua vigna e poco prima di morire disse

< Chissà che gusto ha un bicchiere di vino…>.

Lasciando Livorno

26 Ago

 

Dopo aver mollato le cime, mentre il bestione lascia la banchina, si fa appena in tempo a scorgere il sole che muore nel mare, la luce diventa subito più tenue e rosa, il vento, si fa fresco.

Sotto di noi che partiamo, nell’ultima banchina del porto, quella che all’estremità più verso il mare ha una lanterna che diventa rossa o verde a intermittenza all’uscita o all’ingresso dei barconi, si radunano centinaia di gabbiani bianchissimi. Sembra che tutti insieme osservino quella costruzione umana così grande da portare auto e camion, nonché migliaia di persone; sembra che siano felici che un altro giorno sia passato, sembrano felici e nello stesso tempo in apprensione per il domani che sta arrivando. Ne scorgo quattro o cinque che si bagnano sereni in una grande pozza scura ed un’altra manciata che annaspando cerca di raggiungere l’estremità di un cumulo piuttosto alto di corde; quelle corde salate, quelle corde da marinaio che sono ammassate qua e là tra le lingue di cemento del porto.

Una fila interminabile di gabbiani invece è proprio lì sul bordo che dà sul mare; petto in fuori, immobili a guardare, ascoltare.

Uno sta ancora volando e prima di atterrare ruvido e barcollante proprio sulla banchina del suo branco, fa tantissimi giri incerti a bassa quota. Lo scorgo dal piano più alto del traghetto e pare una pallina che spiralando ubriaca scende per una pista malconcia.

Il Porticciolo che si allontana dà modo a tutti di pensare a cose a cui non si ha voglia di pensare; i gabbiani, sono ora immobili ad osservarci mentre prendiamo il mare e non parla più nessuno. Solo qualche flash di qualche macchina fotografica.

Si stava bene quella sera sul ponte del barcone vibrante.

Incrociando qualche ultimo ritardatario gabbiano, che i bambini che sono alla mia altezza e che lo notano non mancano di indicarlo col dito, il fresco vento salato arriva anche da noi. La lanterna rossa ormai è lontana, la scorgo minuscola assieme alle luci tremolanti di Livorno che lentissimo, si disperde.

Qualcuno, sul ponte sei della motonave, si sistema già per la notte. Una ragazza in pantaloncini cortissimi raggomitolata su di un sacco a pelo mostra a tutti il suo sorriso migliore, quello che non si dovrebbe vedere; forse, sarà una delle prime a godersi l’alba domattina presto.

Un uomo accanto a me controlla il cellulare e il sorriso della ragazza, poi solleva gli occhi all’orizzonte mentre una donna alta e con un sorriso peggiore lo abbraccia da dietro; alcuni inservienti in attesa di avere lavoro, fumano sotto una scala bianca arrugginita dal vento.

Staremo in mare tutta la notte.

Al di là del mare, la Sardegna.

 

Al Planetario… 13Agosto2012

13 Ago

Non so quante dannate volte ho suonato quel campanello, sotto i miei piedi, passavano intanto lente tutte le stagioni. Ricordo che d’inverno, dentro al campanello, c’era come una strana condensa, forse la neve, il freddo; d’estate invece era sempre come se fosse appannato, forse il sole, il caldo.

Fatto sta che sapevo sempre benissimo dove suonare.

Ma secondo voi le stelle cadenti, cadono tutto l’anno e noi non ce ne accorgiamo o cadono soltanto in estate? Chissà quante me ne sono perso, magari in coda in tangenziale, con la radio che mi rende nervoso e il rumore sordo del tergicristallo sul vetro gelato; anche se sono stato spesso assonnato col naso all’insù, in estate, ad aspettare e ne ho viste certo. Purtroppo però non cadono mai tante stelle quanti sono i tuoi desideri.

Il baccano delle tv a tutto volume di chi è rimasto in città quest’anno mi fa sentire meno solo ed io, che in quell’attimo sono l’unico assonnato a guardare il cielo in mezzo alle finestre aperte illuminate dalle scene delle tv, credo che le stelle siano tutte per me.

Certo che per vedere le stelle cadenti ci vuole pazienza, proprio come quando pensi ad un grande desiderio, o aspetti un grande sogno.

Secondo me, le stelle cadenti cadono quando hai la pazienza di guardare, di aspettare; le stelle cadenti sono come il buon vino o quella boccata di sigaretta che sembra più buona delle altre. Il vento fresco porta subito lontano da me il fumo e quella boccata. Potessi, per una volta soltanto, tenermi qualcosa per me senza doverlo cedere, o vedere andare via.

Un po’ come una fotografia che blocca l’attimo perfetto. I fotografi; ricercano quella frazione di secondo tutta la vita per renderla eterna, immobile…forse è per questo che una macchina fotografica mi suscita il fascino veloce di un attimo che se ne va.

Stelle cadenti, fotografia, il momento in cui senti il sapore del vino dopo averlo mandato giù, quella sigaretta più buona delle altre, quel battito di palpebre impercettibile proprio mentre passa una stella, quelle risate che tolgono il fiato, gli occhi delle persone che incroci in metropolitana…del resto è proprio vero, la vita è fatta di attimi; poi dipende dai punti di vista.

Ad esempio sotto i miei piedi passavano tutte le stagioni mentre andavo a suonare il mio campanello preferito eppure, anche quelle stagioni ormai che son passate, mi sembrano ora un lunghissimo, incredibile attimo. Il destino di un ricordo…Buone vacanze a tutti.

L’ultima corsa

21 Giu

Ti immagino là, a guardare fuori dal finestrino; vista da fuori, dove il riflesso sul vetro mostra la strada, gli alberi, i campi e i cavi della ferrovia che corrono veloci e passano; dietro il riflesso eccoti, assorta, cellulare appoggiato sullo strato più alto della borsa aperta e tenuta delicatamente fra le gambe, i-pod nelle orecchie con qualche canzone sparata a tutto volume e una sigaretta già rullata per quando scenderai.

Hai lo sguardo perso in quel dondolio veloce e sempre uguale del treno, lo tieni fisso su un punto a caso, lontano, oscurato per qualche frazione di secondo solamente dalle cose che sfrecciano via fuori dal finestrino. Molti in treno guardano là, forse ci sono tutti i pensieri in quel punto fermo in mezzo al passare della vita.

Non tieni il tempo della musica e le tue mani e le tue gambe sono ferme, probabilmente cercherai pure di dormire.

Mi hai lasciato alle spalle già da un po’…credo di essere la mia peggiore compagnia stasera.

Buon viaggio…

Tempus Fugit

7 Giu

È strano come scivolino via le ore a volte…senza che te ne accorgi, senza ricordarti quante sigarette hai fumato fino a qui.

Sì perché certe sere sembrano fatte apposta per quello; per volare via, sole, lente, senza farsi sentire.

È strano come certi giorni riesca a spuntare il sole proprio quando non ti serve più; è strano sapere che queste ore vanno in una direzione…unica, strana, nuova…che prima o poi passeranno ed io, sarò lì, con la mia valigia sempre pronta, a quei bivi in cui non si capisce mai dove davvero indicano le frecce dei segnali stradali.

Resterò lì, ti aspetterò in quel bar che conosci; anzi no, ti aspetterò sulla strada, così vedrò passare qualcuno; qualcuno che ha già scelto.